È la più vecchia al mondo e non è italiana. La vite più longeva, riconosciuta nel 2004 dal Guiness Book Record, si trova a Maribor, in Slovenia. A me, che di vini ne so praticamente zero, sembra una cosa strana. Quantomeno curiosa.
Maribor, con i suoi 100.000 abitanti, è la seconda città della Slovenia, Paese giovane e profondamene legato all’agricoltura. Si trova a 130 chilometri a nord-est di Lubiana, a 120 a nord-ovest da Zagabria. Ai più è nota per essere stata per anni tappa della Coppa del mondo di sci.
Passeggiando nel cuore storico della cittadina, ci si rende conto di quanto stia investendo su sé stessa, con piccoli e grandi accorgimenti.
Il waterfront sulla Drava, il fiume che attraversa la città, il primo sabato di gennaio viene passeggiato da famiglie. Anziane signore si fermano sulle panchine. Qualcuno compra il becchime per uno stormo di venti cigni bianchi.
La vite più vecchia del mondo si arrampica sul graticcio di una casa storica, affacciata sul lungofiume. La semplice impalcatura sembra una scala a pioli, molto larga e messa per traverso tra il pianoterra e le finestre al livello superiore.

Il fusto robusto si snoda bitorzoluto, avvinghiato su sé stesso, con i tralci ora spogli che risalgono la scala, in orizzontale. Ordinata, semplice e vecchissima.
Ma soprattutto, ancora produttiva. La penultima domenica di settembre, oppure la prima di ottobre, lungo pochi metri si svolge l’antico rito della vendemmia. L’11 novembre, sotto l’ala protettrice di San Martino, si festeggia la nuova annata.
La vite è diffusa nella zona collinare attorno a Maribor, dove si possono assaggiare i vini di più cantine. La ragione di questa consolidata – e ai nostri occhi insolita – presenza, va ricercata nella storia. A quando nella nostra lingua questa città si chiamava Marburgo sulla Drava.
Accanto alla vigna c’è un piccolo museo. Con il biglietto d’ingresso è incluso l’assaggio del vino della regione. Non di quello della vite più vecchia al mondo: pregiato, esclusivo, e donato praticamente come l’equivalente delle chiavi della città in bottiglie da un quartino.
Assaggio un bianco fruttato, un Riesling (Rizling in sloveno), definito il vino della regina. Nel 2023 ha vinto una competizione biennale, in cui donne produttrici di vino gareggiano tra di loro. Alla vincitrice – la regina – spetta la scelta del vino migliore.

L’amore per il vino qui è arrivato con i monasteri benedettini e cistercensi. La vite viene coltivata già nell’XI secolo. Sotto la lunga dominazione asburgica, è a Maribor che viene aperta la Scuola di frutticoltura e viticoltura della Stiria. Proprio in questa città nel 1876 si tiene il primo Congresso internazionale di viticoltura in Austria-Ungheria, a cui partecipano 250 persone.
La figura alla quale, forse più di altre, è legata la tradizione vitivinicola della regione è quella dell’Arciduca Giovanni d’Austria, degli Asburgo-Lorena. Nato nel 1782 a Firenze. La sua influenza sulla Stiria inizia a pesare con il trasferimento a Graz nel 1809.
Negli anni che seguono, si dedica sempre più allo sviluppo delle attività agricole in vari centri dell’area. Vicino a Maribor pianta dei vigneti ritenuti esemplari. Dopo la sua morte, nel 1859, Maribor diventa un centro importante per la viticoltura.
A questo punto della nostra storia, la vite al numero 8 di Vojašniška ulica è già vecchia. Risale infatti alla seconda metà del Cinquecento, con una prima raffigurazione che data attorno al 1657. Oggi produce tra i 100 e i 150 grappoli all’anno, da cui si rivavano in media 30 litri di vino.
E se è arrivata fino a noi, ancora produttiva, è praticamente un miracolo. Questa vite di Modra kavčina – una delle antiche varietà autoctone nobili – è sopravvissuta a incendi, terremoti, esondazioni, innalzamenti artificiali del livello del fiume, malattie e bombardamenti (che durante la Seconda guerra mondiale hanno distrutto metà Maribor).

L’interesse per la sua storia, a lungo sopito, è cresciuto grosso modo a partire dagli anni Ottanta. Nel 1999 Papa Giovanni II visita la Slovenia: a Maribor, gli viene regalata una barbatella ricavata dalla pianta storica, interrata poi a Castel Gandolfo.
Oggi attorno ai tralci della vite più vecchia del mondo sembrano crescere le speranze di una città e di un Paese che stanno cercando nuove radici. Non solo per lo sviluppo turistico, ma anche per la visione del presente (e del futuro) dell’identità slovena.
