Ci sono luoghi in cui il dato oggettivo dei fatti s’intreccia in modo curioso con la forza della leggenda. Il Castello di Predjama, in Slovenia, rientra di diritto tra questi.


Già il fatto che se ne stia abbarbicato su uno spiovente verticale di roccia lo rende di per sé una costruzione della mente. Un simbolo dell’impossibile che Calvino avrebbe probabilmente apprezzato.

Castel Lueghi, Predjama

Nei secoli il maniero ha cambiato più e più volte proprietari. Ma il personaggio al quale è più legato è Erasmo, ritenuto una sorta di Robin Hood locale. Asserragliato tra le umide mura della fortezza, Erasmo resistette per un anno e un giorno all’assedio delle forze imperiali.


Le beffava approvvigionandosi di acqua pulita grazie a un sistema di raccolta che partiva dalle grotte sopra il tetto del castello. Una serie di antri e spelonche che grazie a un cunicolo verticale gli consentivano di uscire indisturbato a recuperare i rifornimenti di cibo oltre il promontorio.


Non fu la fame a decretarne la fine, ma il tradimento. Leggenda vuole che un servo fece segno con una candela quando Erasmo si trovava al gabinetto, dove venne colpito a morte.


Dopo la sepoltura, la compagna piantò sul cumulo di terra un tiglio. Il tiglio oggi è la pianta nazionale della giovanissima Repubblica slovena. Un esemplare pluricentenario, tuttora in vita, campeggia sul luogo della presunta sepoltura.


Ma ci sono circostanze ben più singolari legate al Castello di Predjama.


Quando Discovery Channel ha girato a lungo nella stanza delle torture, rivedendo le riprese notturne si è accorta di sentire suoni di passi e altre inquietanti anomalie.

Il castello visto dalle grotte soprastanti


La credenza che nel posto si praticasse qualcosa di anomalo si era radicata anche nella mente degli assedianti, prima che scoprissero dell’esistenza del tunnel segreto.


Tanto più che Erasmo si beffava offrendo loro ceste di ciliegie mature quando gli alberi della zona erano ancora indietro. In questo caso, la spiegazione è semplice: nella valle oltre il tunnel nella roccia, le ciliegie maturavano prima.


Con l’audioguida all’orecchio passeggiavo da una stanza all’altra. Le pareti trasudavano acqua e veniva davvero da chiedersi come si potesse anche solo pensare di scegliere di vivere in condizioni tanto poco piacevoli, insalubri.


Ma la sicurezza andava messa al primo posto. Cosa che ha obbligato l’ingegno a scendere a patti con la natura, trovando il modo di saldare muro e roccia nelle volte dei soffitti.


Continuando ad ascoltare, sono arrivata alla sala delle armi. Mentre analizzavo l’arsenale esposto in bella mostra si è avvicinato qualcuno. Dal passo felpato, socievole ma non a sufficienza da farsi coccolare. Riservata, ma non abbastanza da offendersi quando le ho sfiorato la coda.


La gatta – non ho controllato, ma aveva una certa rotondità ai fianchi da far pensare a una gravidanza felina – ha fatto il giro dietro alle cassepanche, per andare poi decisa verso una zona a me inaccessibile: il parallelepipedo di fieno su cui è incastonata una spada.


Si è lasciata fotografare e da lì non si è più schiodata. Lo so perché dopo avere ultimato il giro ai piani superiori, mi sono affacciata sulla soglia.


Lei era lì che mi fissava, come se mi stesse aspettando, sicura che sarei passata. Guardinga e insieme arrogante: pareva mi dicesse proprio di non scomodarla.


Era ormai orario di chiusura e guadagnando l’uscita, non l’ho tradita. Quando mi sono girata a guardare il castello in lontananza, le luci spente, ho sperato che nessuno fosse passato a disturbarla.


Avrebbe avuto luoghi più comodi in cui accomodarsi. Il letto del signore, ad esempio. Ma ha preferito fare la guardia nella sala delle armi. Sfidando il tempo e la sorte mentre la fredda notte avanzava.

Avatar Lincediseta

Published by

Scopri di più da Lincediseta

Abbonati ora per continuare a leggere e avere accesso all'archivio completo.

Continua a leggere