Quando mi hanno suggerito di leggere “Istruzioni per maghi erranti” di Andrea Panatta non sapevo che si trattava di una piccola serie. Ero in un momento abbastanza buio, sentivo pesarmi sulle spalle un certo senso di insoddisfazione, di ingiustizia. La sensazione era quella di non riuscire ad avere il controllo della mia vita e del corso che stava prendendo. Avevo già imparato a lasciare andare il carico, a provare a fare scorrere le cose senza preoccuparmene troppo. Ma si trattava di singoli eventi, situazioni specifiche. Che fare invece quando è il senso del proprio vissuto che sembra indicare di dover cambiar rotta? Una voce amica ha pensato bene di “rimettermi in riga”. E lo ha fatto nel modo migliore: con fermezza e suggerendomi un libro.
I libri in realtà sono tre. Tutti di un formato piccolo, tascabile e con delle illustrazioni che ho trovato bellissime. Il tema è lo stesso: come liberarsi dalle narrazioni della cui verità ci auto-convinciamo. Come liberarci quindi – in un certo senso – da quella parte di noi che ci sta stretta addosso. Quella che a volte ricorda il costume di un supereroe, altre una vecchia giacca militare rattoppata e dimessa. Un indumento che ci ha visti combattere troppe battaglie che forse non vale più la pena di provare a vincere.
Ovviamente una buona parte di chi mi legge avrà già fatto una piccola levata di scudi: non ci starà mica consigliando uno di quei libri che t’insegnano a vivere? La risposta è sni. Per prima cosa, non è mia intenzione consigliare niente a nessuno. Posso solo confermare che leggere questa breve serie mi è – personalmente – stato d’aiuto per uscire da un’impasse mentale in cui mi ero cacciata da sola senza rendermene conto. E in secondo luogo, ecco… Non è che questi libriccini forniscano delle istruzioni su come è giusto o bene vivere.
A dispetto del titolo infatti, “Istruzioni per maghi erranti” fornisce sì delle istruzioni, ma a mio avviso da intendersi come spunti che una persona può valutare se mettere o meno in pratica. Sono più che altro una sorta di distillato di visioni e modi di pensare che hanno un’origine molto antica. E che in qualche modo molto sapiente l’autore è riuscito a trasmettere declinati secondo le esigenze odierne. Calati quindi nella realtà quotidiana del nostro vissuto occidentale. Istruzioni fino a un certo punto, perciò: si può scegliere di prenderle come tali, facendosi carico di tutti i pregi – o dei difetti, de gustibus – del concetto di disciplina. Oppure, le si può osservare a livello di speculazione, pensando: che interessante considerazione!
C’è un ulteriore aspetto da tenere a mente, insito nel titolo. E riguarda la magia. No, non si tratta della scuola di Harry Potter (per quanto un giro ad Hogwarts nella mia adorata Ravenclaw tower lo farei volentieri). E nemmeno d’illusionismo. Si tratta – almeno per come l’ho inteso io – di mettere in pratica giorno dopo giorno una capacità d’intenzione – libera, epurata dai condizionamenti esterni ed interni – tale da influenzare la realtà – interiore ed esteriore, anche qui, dato che dalla prima dipende la seconda e non viceversa.
Non è mia intenzione addentrarmi troppo negli argomenti specifici della serie, tranne che per un aspetto che mi riguarda in modo particolare. E di cui parlerò meglio sotto. Riporto solo alcune indicazioni che possono tornare utili a chi si sente attratto dalla pubblicazione. La prima: lo stile è semplice, tale da rendere in modo diretto anche le tesi che possono sembrare più astratte. La seconda: i sottotitoli dei tre capitoli di “Istruzioni per maghi erranti” offrono già di loro un assaggio interessante. E sono: “Il piccolo libro della centratura”, “L’arte del sentire”, “Il duplice sentiero”.
Ora, il perché abbia deciso di parlarne sul mio blog si è forse intuito dalle prime righe. Questo titolo mi è arrivato nel momento giusto, su consiglio di una persona che ha la mia fiducia. Leggerlo mi ha fatto bene, per questo ne scrivo volentieri. L’altra ragione riguarda la natura di questo blog, che nel corso degli anni è leggermente mutato e che ha dato sempre più spazio a storie luminose, storie che in qualche modo possono accendere qualcosa dentro di noi. Per qualcuno una scintilla, per altre persone chissà, magari anche un faro nel mare in tempesta. Senza esagerare: quest’anno vorrei che il blog si popolasse sempre più e le recensioni saranno uno dei punti forti della sua narrazione. In particolare quelle su libri di antropologia, misticismo, spiritualità. Se apprezzate gli argomenti, mettetevi comodi che il 2024 è appena iniziato!
Ma c’è anche un altro motivo per il quale ho pensato di voler buttar giù due righe su “Istruzioni per maghi erranti”. E riguarda il potere delle storie. Ora, delle storie e del loro potere si sente sempre più parlare. In particolare da quando con la pandemia siamo diventati tutti fin troppo digital. E lo dico anche in modo un po’ controproducente, visto il mestiere che faccio. Ci sono però molti modi per trattare una storia e altrettante ragioni – se non di più – per scegliere di raccontarla. O di raccontarsela.
Leggere Andrea Panatta mi ha aiutata a prendere maggiore coscienza di come il nostro mondo sia letteralmente plasmato dalle narrazioni. E non mi riferisco qui tanto alla pubblicità, alle serie TV, ai racconti più o meno edificanti con cui ci relazioniamo ogni giorno online. Mi riferisco, nello specifico, alle storie che ci raccontiamo. A quelle che albergano nella nostra testa. Quelle che abbiamo invitato ad entrare un sacco di tempo fa e che da allora in qualche modo condizionano il nostro vissuto, la nostra stessa visione del mondo. Quelle che ci abitano dentro e – dal di dentro – modificano lo scenario che ci sentiamo o meno degni di abitare a nostra volta. Una bella seccatura insomma.
La mia speranza, il mio augurio più potente per l’anno 2024, è che sappiamo coltivare sempre meglio la capacità di liberarci dalla nostra personale sfocatura. Di leggere, osservare in modo non giudicante, le narrazioni di cui siamo schiavi e di spogliarcene, a poco a poco ma con fermezza. Sogno un mondo in cui le persone si ritrovano nude di fronte alla vita, immerse in ciò che le circonda. Con la consapevolezza profonda di esserne le co-creatrici e di potere, quindi, influenzare in maniera positiva la propria realtà. La realtà del mondo. Sarebbe davvero una gran bella magia!