Cammina avanti e indietro. Percorre lo stesso tragitto in un verso, poi nell’altro. A volte si ferma prima e torna sui suoi passi come se si fosse stancata, o se arrivare alla fine del percorso non avesse più importanza. Segue la rete, quasi la sfiora. Avanti e indietro. Senza cambiare passo. Lola, la giovane lince di Spormaggiore. Quando si volta e va verso l’altro lato del recinto, resto incantata dalla sua andatura: sembra sfilare su una passerella, ancheggiando leggermente. L’effetto è dovuto alla conformazione delle zampe posteriori, più lunghe rispetto alle anteriori. Quando invece si gira e viene verso di noi, ci fissa. Non avevo mai incontrato lo sguardo di una lince prima d’ora. Non a questa distanza e non con la sensazione di essere l’oggetto della sua attenzione. Tanto da sentirmi in parte preda.

Lola ha poco più di un anno e mezzo. È arrivata a Belpark, il parco faunistico di Spormaggiore (Trento) a inizio gennaio 2024. Non si tratta di un recupero in natura; non era ferita, non è stata salvata da un privato con manie di grandezza. Viene da un parco austriaco. A volte succede: quando ci sono troppi esemplari, le strutture si attivano per ripartire la popolazione. È così che ora la posso incontrare da vicino e a separarci c’è solo questa rete. Non sono da sola, ovviamente: oltre al mio compagno, che mi ha seguita in questa piccola avventura, ci sono due operatori del parco, Barbara e Simone. È grazie a loro che ho il privilegio di entrare nel corridoio da cui si effettuano le osservazioni.

Un estratto dall’intervista a Barbara

Qui Simone, tirocinante laureando, trascorre ore a monitorare e registrare i comportamenti di Lola e dei suoi compagni. Quella che nutre per le linci è una sorta di fascinazione scientifica. Conosco bene l’effetto che questi animali possono suscitare nelle persone. Sono felini grandi, ma non tanto poderosi da incutere il terrore che trasmette una tigre, oppure un leone. È il fascino dei predatori che sono quasi scomparsi e che sembrano essere usciti persino dalle leggende, o dai racconti popolari. È anche per questo che le amo e ho lasciato che la mia storia si legasse alla loro. Ed è per un motivo simile che Simone le studia: perché non se ne parla abbastanza.

Lola è arrivata al limite della recinzione perché nei mesi si è abituata alla presenza di Simone. Me li immagino in un giorno qualunque al parco, quando io non ci sono e i turisti sono più in là. Lui si mette in postazione, accende la fotocamera e aspetta che arrivi. E lei, puntuale e felinamente superiore, con il suo ritmo e il suo sguardo incisivo, non si fa attendere. Si sono abituati alla reciproca presenza, senza però perdere di vista ciò che li distingue. Da un lato della recinzione c’è un essere umano, dall’altro un animale selvatico. Lo studioso e la belva.

E oggi ci sono anch’io. Per me è un privilegio essere qui. Ho scritto al parco qualche settimana fa, per sapere se Lola si era adattata e se era possibile passare a trovarla. Ho saputo di lei quando, un po’ dopo l’inserimento, l’hanno presentata sui social. Per gli animali ospitati si può fare una piccola adozione. Una formula semplice per cui chi vuole può donare anche solo una volta, contribuendo così al mantenimento delle loro esigenze e di quelle della struttura. A seguito di una piccola cifra, ho ricevuto il biglietto d’ingresso gratis, valido fino a fine anno. E mi sono detta che era una bella occasione per tornare a parlare della lince.

Mi sono decisa ad uscire dalla mia tana. Dopo anni che la lince metaforicamente mi accompagna, e che ne seguo le tracce scribacchiando e soprattutto leggendo di qua e di là quando ci sono avvistamenti o reintroduzioni, mi sembra giunto il momento di restituirle il favore. Quest’animale è stato una fonte d’ispirazione così grande per me, che è arrivato il mio turno di raccontarne la storia in modo più approfondito. Una storia che – e qui Simone conferma la mia impressione – è ancora poco conosciuta. Non mi riferisco semplicemente a Lola, ma al genere Lynx. Ricomincio allora a scriverne qui, ma l’obiettivo è più ambizioso: a Spormaggiore raccolgo le voci di Barbara e Simone. Non appena sarò pronta e avrò ascoltato altre voci di questo mondo di linci, pubblicherò un podcast.

Un estratto dall’intervista a Simone

Mi piacerebbe poter raccogliere anche la sua di voce. Le linci emettono un verso molto particolare. L’ho cercato più volte in rete e a ogni ascolto ne sono rimasta allo stesso tempo affascinata e sconvolta. La lince ha questa prerogativa. Simone, come gli altri operatori del parco, l’ha sentita più volte dal vivo. Descrive il verso come un ululato emesso da un felino. E in effetti la lince veniva spesso confusa con il lupo. Tengo il registratore acceso a lungo, mi serve per carpire tutte le informazioni che posso dai miei gentili interlocutori. Non nascondo però che mi piacerebbe le sfuggisse anche solo un miagolio.

Ma Lola, la giovane lince di Spormaggiore, continua imperterrita la sua silenziosa camminata ondulatoria. Incede nei pressi di un vecchio sito di foraggiamento. Procede in linea retta, ci fissa quando viene verso di noi e in più di un’occasione prima di voltarci le spalle emette una sorta di sbuffo. Un avvertimento, un segno di riconoscimento, forse le due cose insieme. “Vi ho visti, non ho capito se avere qui tutta sta folla mi piace, nel dubbio io vi tengo d’occhio. Siete avvisati”.

Non so descrivere con esattezza la sensazione di trovarsi faccia a faccia con una lince. Per carità, ci sono di mezzo le giuste misure di sicurezza. Ma ci si guarda comunque negli occhi. Occhi che hanno cullato i miti dell’uomo fin dall’antichità: il potere di vedere al di là dei mari e oltre le montagne… Lo sguardo luminoso delle linci a me sembra un punto acuto e affilato d’interesse. Vivido, netto, fulminante. Ma tutto avviene in pochi secondi, il tempo d’incedere con la sfilata prima di girare su sé stessa e lasciare in vista la corta coda.

La sensazione forse più evidente è l’impressione o, meglio, la certezza, di trovarsi di fronte al selvatico. A un mondo che rischia ogni giorno di più di sparire. E non solo perché gli esemplari di una specie diminuiscono drasticamente, ma perché si tratta di una dimensione che abbiamo rimosso dalle nostre esistenze, dal nostro orizzonte mentale. Quando Lola ci fissa, c’è puro istinto in quello sguardo. Una forma di energia difficile da comprendere, perché non è cosa della mente. È la concentrazione di un felino che non è domestico e che conserva dentro di sé tutte le prerogative della caccia in natura. Una dimensione che esula dal nostro modo d’intendere le cose.

Lola non è da sola nell’ampia recinzione. Con lei, ben mimetizzate, ci sono altre tre linci. Le avevo già viste durante la mia prima visita a Spormaggiore, cinque anni fa. Ricordo il mio di sguardo in quell’occasione: estatico, sognante. Non mi pareva vero quando una di loro aveva aperto gli occhi, da lontano, per sbirciare chi la stesse a sua volta sbirciando. Le tre linci che Lola ha trovato al suo arrivo sono una femmina (Brenta) e due maschi, Artù e Argo. Argo – figlio delle altre due, arrivate qui a seguito di un sequestro – è diventato il suo compagno, anche se ha una dozzina d’anni più di lei. Ma non è tanto questo a renderli diversi.

In mezzo c’è tutta una storia di genetica. Figlio di due linci con gli stessi genitori (probabilmente almeno in parte anche loro di origini consanguinee), Argo è un esemplare di bella stazza. Ma non ha le orecchie con i pennacchi come Lola. Lo stesso manto si presenta più chiaro, dorato, e praticamente privo di striature. La nuova arrivata invece è fulva e con delle belle macchie scure. Più affusolata, incarna quei tratti tipici – come le orecchie lunghe e pelose in punta – che ti fanno esclamare “ecco una lince!”. Dalle mie foto non si capisce bene, ma da quelle pubblicate sui social del parco si vede perfettamente. Non rimpiango però di non averne scattate altre quando eravamo più vicine: ero troppo presa dalla dinamica dell’incontro e dal suo sguardo magnetico.

Ora Lola è come se fosse una teenager. Una giovane lince che, dopo il breve periodo nella cosiddetta zona filtro, è stata introdotta nel recinto principale. E poco alla volta si è avvicinata ad Argo, vincendone progressivamente le reticenze. Anche se non abbastanza da arrivare all’accoppiamento, ma non per colpa sua: Argo è sterilizzato. I due sembrano però avere creato una bella intesa. Il terreno che li ospita è in pendenza, con alberi e arbusti sotto cui nascondersi; tanto che, durante tutta la visita, tornando più volte sul posto da angolazioni diverse, non vedrò mai né Brenta né Artù.

Al centro dell’area c’è una grande antana. Una piattaforma rialzata alla quale gli operatori recentemente hanno aggiunto qualche palo di legno, per facilitare la risalita delle linci più anziane. Ma tutte preferiscono arrivarci saltando. E oggi, forse per la prima volta, Lola e Argo sono sdraiati particolarmente vicini. Visti dal punto d’osservazione superiore sembrano due elementi opposti che s’intrecciano nella stessa forma: il femminile e il maschile dello yin-yang. Dormono.

Un altro estratto dall’intervista a Simone

O meglio: sonnecchiano, si stiracchiano, si muovono, cambiano posizione. Poi a un certo punto spariscono, ricompaiono più sotto, dove silenziosamente l’una si mette sulle tracce dell’altro. Ci sono anche alcuni momenti di pseudo esibizionismo, quando Lola si fa le unghie su un tronco mentre la gente la guarda. Una adolescente in cerca d’attenzioni. Oggi è sabato e c’è anche l’ora del pasto, che avviene con consegna in un’area apposita e in sicurezza, al quale io non assisto. 800 grammi di carne di pollo o manzo al giorno, la domenica invece digiuno. Chissà se Lola ha preferenze in materia di cibo.

Mentre mi avvio alla macchina dopo averla salutata un’ultima volta, penso alla bellezza di poterla raccontare. Al lavoro di chi, come Barbara e Simone, si prodiga per il suo benessere e per quello degli altri animali del parco. Lupi, orsi, volpi, pavoni, cervi, lontre, persino una renna… tanto per citarne alcuni. Ma lei ha qualcosa di speciale e sì, merita l’attenzione che si riserva alle storie uniche e belle. Quelle che non possiamo permetterci il lusso di dimenticare.

Per questo Lola, la giovane lince di Spormaggiore, è molto più di un semplice animale. Insieme al suo sguardo magnetico e al suo incedere deciso, camminano due dimensioni: quella della Natura selvatica e istintuale; e quella dell’essere umano che non può e non deve sentirsene il padrone indiscusso. Due facce della stessa medaglia in perenne ricerca d’un sano equilibrio. Senza il quale, non solo rischiamo di azzerare il senso della biodiversità, ma di scordarci qualcosa che scorre nelle nostre stesse vene. Perché dimenticando la realtà del ferino, corriamo il grosso e pericoloso rischio di perdere, allo stesso tempo, anche l’umano.

Sandra Simonetti

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